Benedetto Marini,
Madonna col Bambino, S.Michele Arcangelo e un S.Vescovo

Benedetto Marini,
Madonna col Bambino, S.Michele Arcangelo e un S.Vescovo

Benedetto Marini, Madonna col Bambino, S.Michele Arcangelo e un S.Vescovo
Tavola, cm. 270×145, n. inv. 995

Ignota è la provenienza di questa pala d’altare dell’urbinate Marini. Probabilmente è Faenza la città sullo sfondo. Forse l’opera verrebbe ad anticipare la serie dipinta nell’anno 1617 per le chiese della città. Cioè: il Ritorno dalla Fuga in Egitto, passato da San Maglorio alla Pinacoteca; la Madonna col Bambino e le anime del Purgatorio in S.Marco; la Madonna col Bambino S. Caterina, S.Biagio e un Santo guerriero passato dalla chiesa di S.Biagio a quella di S.Stefano.

Sarebbe verosimile che il dipinto possa provenire da qualche chiesa dedicata a S.Michele (ce n’erano due) o ad un santo vescovo (Maglorio? Savino? Severo?).

Le poche notizie che si conoscono di Benedetto Marini illuminano un caso, niente affatto unico in questi anni, di emigrazione dalla patria (Urbino nel suo caso; ma il fenomeno si estende a molte città della fascia costiera) per lavorare, più o meno stabilmente in altri centri. Come lui si era comportato una generazione avanti Filippo Bellini, che, spostandosi dall’area di più fitta gravitazione di questo movimento, lascia un’opera anche a Faenza (esposta nella sala delle pale d’altare in questa pinacoteca).

Benedetto Marini, allievo in patria di Claudio Ridolfi verso il 1611, esegue poche opere per la sua città (è nota la Pietà per la chiesa di S.Croce). Poi le sue tracce ricompaiono a Faenza, dove collabora nel 1616 col Fenzoni alle decorazioni affrescate delle due cappelle laterali alla maggiore nella Cattedrale, senza che fra i due si venga a creare un’assimilazione di stile. Le opere del soggiorno faentino del Marini rimangono in numero abbastanza fitto. Segno probabilmente di una buona ripresa delle commissioni di pittura chiesastiche, che il Fenzoni da solo non sosteneva. Il dipinto esposto, in cui la pulitura ha rilevato la data 1615, viene ad essere il primo della serie.

Nella tela della Pinacoteca di Faenza il Bambino gioca domesticamente con le ciliegie, come poteva accadere in un’opera meno solenne e di minor formato, destinata a devozione privata. S.Michele è colto nel momento in cui, trionfatore sul demonio, ripone le armi. Il vescovo volge la testa, siglata in un profilo perduto tipico del Marini, in atto di fiduciosa intercessione.

(Questo testo è parte della scheda pubblicata da Anna Colombi Ferretti nel suo studio sui dipinti d’altare in età di controriforma in Romagna pubblicato per la mostra tenuta a Forlì nell’Oratorio di San Sebastiano nel 1982)

♦ Biografia dell’artista
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