Anonimo gotico Sec. XIV,
San Giorgio e il drago con la principessa e il committente

Anonimo gotico Sec. XIV,
San Giorgio e il drago con la principessa e il committente

Anonimo gotico Sec. XIV, San Giorgio e il drago con la principessa e il committente
Pietra d’Istria, cm. 84x47x12, n. inv. 54

Antonio Corbara nelle sue schede per la Soprintendenza descrive quest’opera come lapide commemorativa scolpita in pietra d’Istria, di forma rettangolare nel senso dell’altezza. Reca in alto un bassorilievo ottenuto incavando entro uno spazio pure rettangolare nel senso della larghezza, mentre il resto del campo è liscio e occupato dall’epigrafe a lettere gotiche incise e riempite con pece nera.

La scultura a rilievo reca a sinistra S.Giorgio sul cavallo bardato e vestito che s’inalbera sopra il drago in forma di grande uccello ad ali chiuse, colla coda attorcigliata ad una gamba del destriero: dinanzi al gruppo descritto. Sulla destra, la principessa che tiene afferrata con la destra la mascella del drago e l’altra l’orecchio, per impedirgli di offendere il cavaliere. Infine, all’estremità, inginocchiato, l’offerente, in abito dottorale, che porge una chiesetta vista aperta con suo altarolo.

L’opera è data 1339 e proviene dall’antica chiesa dei Domenicani. Nell’iscrizione a lettere gotiche è commemorata la costruzione della cappella di S.Giorgio nel 1339 per volontà di Andrea Cacciaguerra, “padre dell’astrologia e solenne medico”.

Il committente è raffigurato inginocchiato sulla destra. Caratteristica del mondo romanico è l’immagine del drago, simile ad un basilisco che avvinghia la sua coda di serpente alla zampa del cavallo.

S.Giorgio è ritratto vestito di tunica e mantello, col piede saldamente appoggiato nella staffa, nell’atto di infilzare la lancia nelle fauci del drago, mentre il cavallo si impenna nel balzo sulle zampe posteriori, piegando quasi con la testa verso il mostro.

Tali esiti – ha scritto Anna Tambini – fanno rientrare l’opera, più che nell’ambito veneto, nel grande alveo della scultura padana, di cui ritroviamo i tradizionali parametri di movimento, naturalismo ed espressività”.

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