Domenico Rambelli,
Popolana che canta [o] il canto

Domenico Rambelli,
Popolana che canta [o] il canto

Domenico Rambelli, Popolana che canta [o] il canto
Bronzo, [1922]

Esposta per la prima volta alla Primaverile fiorentina del 1922 è considerata come eseguita nello stesso anno.

«La testa della popolana – come ha scritto Andrea Di Nardo nel catalogo sulla mostra del cenacolo baccariniano tenuta nel 2007 – sferoide che conserva un acre sapore primitivista. Come se riempita da un’incontrollata immissione di Elio o di altro tipo di gas, è soggetta a espansione formale. A un’entropica dilatazione, un rigonfiamento strutturale. Da cui consegue la riduzione dei tratti somatici di connotazione a pure impurità ed escrescenze, contemporaneamente all’apertura e al dilatamento di fessure e crepe nella materia».

In questa scultura Rambelli rimane in un contesto di forme classiche e severe. Ma recupera i caratteri del realismo popolare e si collega ad espressioni di primitivismo arcaico. E’ un’opera che l’autore, secondo quanto testimoniato da Giovanni Costetti e Francesco Sapori, pensava in «collocazione ideale sulla prora di una nave».

Per questa, come per altre sue opere, Rambelli pensava ad una destinazione sociale tale da giustificare la significazione simbolica. In questo senso l’artista elabora la concezione futurista dell’arte, connessa alla tecnologia della vita moderna, ma la unisce all’aspirazione ad un’arte oltre alla forma per portare nuovi valori capaci di comunicabilità universali.

♦ Biografia dell’artista
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