Angelo Biancini,
Ritratto di giovane donna

Angelo Biancini,
Ritratto di giovane donna

Angelo Biancini, Ritratto di giovane donna
Bronzo, [1935]

Era ventitreenne Angelo Biancini quando nel 1934 ha eseguito questo ritratto di giovane donna. Identificabile per somiglianza espressiva nella stessa donna ritratta l’anno successivo nel busto, quasi a figura intera, di donna romagnola.

Per questo busto ha posato Dina, la giovane moglie dello scultore, il cui volto, sebbene dai tratti un po’ idealizzati si trova anche nella Preghiera e nella Fede del 1937 e nella Vittoria Alata del Monumento ai caduti di Lavezzola del 1936.

Il 1934 è l’anno in cui Angelo Biancini termina gli studi conseguendo la Licenza di Maestro d’Arte diplomandosi nella sezione di Scultura decorativa presso l’Accademia di Firenze dove è stato allievo di Libero Andreotti.

Proprio grazie alle lezioni del suo maestro, Biancini ha dimostrato fin da subito un particolare interesse verso il ritratto. Libero Andreotti raccomandava infatti ai suoi allievi di confrontarsi costantemente con la natura per non essere ingannati dai virtuosismi formali. E affidava loro ogni giorno il compito di uno studio dal vero.

Secondo Anna Tambini questo ritratto «coglie la fisionomia della giovane donna con tocchi rapidi e vibranti. Che sembrano quasi suggerire il fremito dei capelli e lo scorrere della luce, pur mantenendo un rigoroso equilibrio nei rapporti formali».

Mentre per Franco Bertoni in questa opera insieme ad altre dello stesso periodo conservate dalla Pinacoteca «un persistente verismo trova accenti di novità in veloci e febbrili colpi di stecca che segnano le superfici o evidenziano dettagli anatomici quali gli occhi e la bocca».

Francesco Santaniello, nel curare una mostra sui ritratti di Angelo Biancini tenuta a Forlì nel 2010, ha evidenziato come questa opera rientri in «una serie di piccoli ritratti, testimonianze di una ricerca espressiva antiretorica e più personale, in cui sono prevalenti i toni intimistici».

♦ Biografia dell’artista
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