Domenico Baccarini,
L’umanità dinanzi alla vita [Le passioni umane]

Domenico Baccarini,
L’umanità dinanzi alla vita [Le passioni umane]

Domenico Baccarini, L’umanità dinanzi alla vita [Le passioni umane]
Olio su tela, [1904-1906], trittico pannello sinistro cm. 241×101, pannello centrale cm. 198×302, pannello destro cm. 241,5×102

E’ l’opera più imponente e più impegnativa che si conosca dell’artista. Non finita a causa della sua morte. Il dipinto fu abbozzato a Roma nei mesi di giugno-luglio dell’anno 1904. La Pinacoteca conserva anche documentazione fotografica di questa fase del lavoro romano, dove viene eseguita la parte centrale con la Bitta, in quel periodo incinta, che viene utilizzata come modello e ritratta sia nel volto completato che nella donna a lei di fronte presa di spalle. Terminato il soggiorno romano del 1904, Baccarini portò il dipinto a Faenza, provò a completarlo ma vi rinunciò presto e lo lasciò abbandonato.

L’opera, ha scritto Claudio Spadoni, in occasione della mostra dedicata a Baccarini nel 2007, «segna lo sforzo maggiore profuso dal faentino per un’opera di grandi ambizioni. Un pannello pittorico che si avvicina anche all’area espressionista. Nell’aspirazione a offrirsi come narrazione morale, insieme magniloquente e inquietante. Un viluppo di nudi accovacciati o proni, in cerchio, nel pannello centrale, dove si scorge un’unica figura rivolta all’osservatore, col volto della Bitta. C’è un eco di drammaticità michelangiolesca in quei nudi terrosi che s’accalcano come figure di un gironi dantesco. Nei pannelli laterali, ancora un’umanità ignuda e dolente. Quasi di moderni dannati senza distinzione di età, accomunati dal tono delle carni immerse in un’atmosfera sinistra e in uno spazio indefinito».

Per un’opera così ambiziosa Baccarini doveva aver presente la pittura dei classici. Passata però al filtro di esempi a lui più vicini e congeniali. Orsola Ghetti Baldi, nel catalogo della mostra sul Liberty a Bologna e in Emilia-Romagna tenuta nel 1977, fa riferimento alla pittura del Blake, del Doré e al michelangiolismo illanguidito di Sartorio che nel 1906 ha esposto a Milano in una mostra dove erano presenti anche Baccarini, Rambelli e Nonni. Per Orsola Ghetti Baldi in questo grande trittico «una patina fauve-espressionista si sovrappone poi a tutto l’insieme». Ed è inoltre possibile trovare «sorprendenti spunti pre-cubisti, specie sui volti abbozzati, quasi maschere tagliate con l’accetta».

In questa grande allegoria, «che vede protagonisti gli stati psicologici e le passioni dell’uomo – nell’analisi di Orsolo Ghetti Baldi – le figure sono stilizzate in un complesso non omogeneo. Ma fortemente espressivo e dagli spazi ben scanditi. Dal pannello a sinistra, che presenta una stilizzazione insospettabilmente affine a quella del Picasso blu o a quella sublimante-ascetico-simbolica di Minne, si passa al pannello centrale che squaderna corpi sfatti e volti grotteschi e lividi. Non c’è la preoccupazione di levigare le passioni. Ma anzi se ne esalta tutta la loro aggressiva deformità (ad eccezione del profilo femminile a sinistra che “fa” molto ritratto da salotto). Il pannello di destra accentua ancor più l’aspetto caricaturale-grottesco (Baccarini si dilettava spesso di far caricature) quasi “all’Ensor”, contemperandolo nell’essenza simbolica».

Un’opera «intensa anche se incompiuta come Le passioni umane – ha concluso Spadoni nella sua presentazione della mostra del 2007 – si potrebbe intendere come una sorta di testamento spirituale, anch’esso incompiuto. Ma tale da lasciar presagire ciò che Baccarini non giunse ad essere. Un protagonista indiscusso, se solo il suo destino non fosse stato quello di una vivida meteora, apparsa e subito perduta sull’orizzonte dell’Italia artistica di inizio secolo».

♦ Biografia dell’artista
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