Giannetto Malmerendi – Biografia

GIANNETTO MALMERENDI – Biografia

Giannetto Malmerendi nasce a Faenza nel 1893. Si avvicina al mondo dell’arte molto giovane frequentando i corsi della Scuola di Arte e Mestieri “Tommaso Minardi” e vive nel clima artistico faentino del primo Novecento particolarmente vivace.
Successivamente, durante la sua permanenza a Bologna, Malmerendi ha l’opportunità di conoscere De Carolis, illustratore ufficiale di D’Annunzio e Pascoli, artista che riunisce attorno a sé un gruppo di giovani incisori partecipanti all’avventura de “L’Eroica”.
Dal gennaio del 1914, l’artista faentino aderisce al movimento futurista e collabora con Filippo Tommaso Marinetti e Umberto Boccioni.
Nel gennaio del 1915, dopo una mostra personale futurista inaugurata da Marinetti, Malmerendi parte militare, assegnato al Genio Telegrafisti di Firenze.
Nel gennaio del 1916 è trasferito a Verona in zona di guerra, con l’incarico di disegnare fortificazioni e trincee e ove è tra i promotori di una mostra d’arte per beneficenza agli invalidi di guerra. Per i suoi incarichi di rilievi topografici e delle opere di fortificazione si reca frequentemente nelle prime linee del fronte di guerra.
Terminata la guerra scrive un testo autobiografico intitolato “Un caporale dell’Arma del Genio e pittore” che intendeva pubblicare nel 1929 illustrandolo con incisioni come una sorta di libro d’artista. Il testo è però rimasto inedito ed stato stampato solo nel 2016 dal Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.
Una riflessione diretta sulla sua esperienza di guerra è pubblicata nel 1934, in occasione di una mostra personale a Cesena. «La guerra – ha ricordato Malmerendi – ci trovò un po’ tutti pieni di tormento e di ricerca, carichi di responsabilità per la nazione e non fu lieve il diventare umili e ubbidienti soldati dei ranghi per la guerra. Essa ci cambiò, separò un po’ tutti dall’uno all’altro, volle a ciascuno ancora in questa terra lasciare un’impronta sua a quelli spirati diede glorie adorabili. Ritornati i vivi, fatti forti di noi stessi e dei nostri sentimenti abbiamo ripreso le nostre arti, ma non più quelle, o meglio l’evoluzione di quelle».