Treccani Ernesto (Milano 1920 – 2009)

Treccani Ernesto
(Milano 1920 – 2009)

treccani ernesto

Il poliedrico artista nasceva dalla genovese Giulia Quartara e da Giovanni Treccani, fondatore dell’Istituto Treccani.

Ancora studente d’Ingegneria al Politecnico di Milano avvia la rivista “Vita giovanile”, rinominata poi “Corrente”. La quale riunisce esponenti della vita culturale e artistica milanese poco simpatizzanti con il regime.

Nel 1940 all’indole letteraria si affianca quella pittorica. Treccani, infatti, è ispirato da artisti come Van Gogh, Cézanne e Picasso. Viene influenzato dai numerosi amici artisti come Morlotti, Cassinari, Sassu e Migneco. Ai suoi esordi espone in una collettiva di “Corrente” alla Bottega omonima e con Cassinari e Morlotti presso la Galleria della Spiga e Corrente.

Nel 1941 e nel 1942 gareggia per la III e per la IV edizione del Premio Bergamo. Le opere che Treccani realizza tra il 1940 e il 1960 si fanno portavoce di una forte invettiva sociale, espressione di un costante coinvolgimento politico e civile. E la Fucilazione (della quale resta un particolare, 1943, Macerata, Museo Civico) è solo uno dei primi esempi.

Dopo la guerra e la partecipazione attiva alla Resistenza, Treccani diventa redattore de “Il ‘45”, di “Pittura” e di “Realismo”, tra il ’52 e il ’56. Dal 1948 comincia a eseguire delle tele immerse in ambientazioni urbane, sia milanesi sia parigine. Dopo, ne 1949 Duilio Morosini gli riserva una monografia all’interno della prima personale alla Galleria del Milione. Poi, dal 1950 interviene in tre edizioni consecutive della Biennale di Venezia.

Intanto approfondisce lo studio dei paesaggi urbani concentrandosi maggiormente sui sobborghi poveri e sul Sud d’Italia. Ispirato da quest’ultimo, egli realizza la serie dei “comizi”. I quali fondono il folklore popolare alle sfumature espressioniste e simboliste (La pace viene avanti cantando, 1951; Ritorno a Fragalà, 1953; Un comizio dopo la liberazione, 1957-58).

Recatosi a Melissa, introduce in molte opere degli spaccati di vita calabrese rendendoli in tutta la loro tragicità (La terra di Melissa, 1955; Sciopero di minatori calabresi, 1958-59).

Nel 1955 l’artista intraprende un viaggio in Cina che lo porta a creare un centinaio di acquerelli e disegni. Successivamente, nel 1956 espone in una sala della Biennale di Venezia. L’anno seguente presenta i suoi lavori in una personale a New York. Dal 1960, messa in crisi la sua fede politica, si rivolge con maggiore slancio a una prospettiva lirica della natura e delle figure.

Treccani dipinge cinque grandi opere scaturite dalla lettura della Luna e i falò di Pavese. Alla fine degli anni Sessanta tralascia la tecnica a olio e comincia a utilizzare i colori acrilici. I caratteri particolari dei soggetti rappresentati si dissolvono divenendo poco riconoscibili e incogniti. In Un popolo di volti, realizzato dal 1969 al 1975 per ricordare la strage di Piazza Fontana, interferisce nuovamente l’influenza espressionista. Figura e natura s’intrecciano in Paradiso terrestre (1958-1960) e in Paradiso perduto (1975).

Nel 1960 espone le tele realizzate negli ultimi vent’anni alla Galleria Delle Ore a Milano e alla Nuova Pesa a Roma. Sia nel ’73 che ’75 vengono allestite due antologiche a Giulianova. Nel ’76 Treccani si reca in Russia in occasione dell’antologica a lui dedicata dal Ministero della Cultura sovietico. Due anni dopo istituisce la Fondazione Corrente a Milano.

Numerose sono le mostre a lui dedicate sia in patria, come quella di Milano del 1986, quella di Mantova del 1987 e quella di Melissa del 1988, sia all’estero, come ad esempio quella di Berlino del 1981, quella di Stoccarda del 1986 e quella di Vienna del 1989.

Negli ultimi anni della sua vita realizza grandi cicli che s’ispirano al Don Chisciotte e al Decamerone.

Opere in Pinacoteca

Ernesto Treccani, Cielo e grano, 1962 Olio su tela, 50x40 Firmato sul retro “Ernesto Treccani”

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